NATALE CON LA NOVANTA
7 Novembre 2008
Quest'anno vi aspettiamo numerosi allo shopping center di via Ugo Bassi 8/c dal 14 novembre al 12 dicembre per gli acquisti Natalizi pro ANT. Troverete le stelle di natale per l'ANT, panettoni, dolciumi, alberi di natale e tantissime idee regalo. Un modo speciale per donare e trascorrere insieme a noi momenti di allegria e di solidarietà. Infatti il prof. Franco Pannuti, presidente e fondatore ANT, terrà una conferenza venerdì 14 novembre alle ore 16.00, seguita da incontri con personaggi della politica, cultura e spettacolo. Ogni venerdì medici della rivista "ELISIR" si adopereranno per informare sulla prevenzione del cancro, sulla buona qualità della vita e su progetti per migliorarla in ogni campo. In ultimo il Prof. Virzì, primario in oncologia all'ospedale di Bentivoglio, concluderà venerdì 12 dicembre c/o l'istituto ANT con un'interessantissima conferenza sul "carcinoma peritoneo" (sempre alle ore 16). Non mancate a questi appuntamenti... E' la vostra grande occasione per sostenere la novANTa nelle sue finalità... fate del bene al prossimo e perchè no, anche a voi stessi!
Scarica la versione stampabile del volantino con tutti gli appuntamenti

Commenti (1)
Carcinoma peritoneo. E' quello che ha ucciso la mia mamma.
Ciao Rita, sono Massimo.
Mi aggiravo curiosando all'interno di questo tuo bel sito fino a quando la mia attenzione non è stata catturata da quelle due parole.
Due parole che se lette velocemente oppure appena pronunciate, all'interno di un discorso più ampio, finiscono per perdere parte della tragicità che nascondono. Che strano! Questi due vocaboli insieme "buttati lì" dicono veramente poco; in fondo, probabilmente, molti non sanno nemmeno cosa sia il peritoneo e solo lontanamente immaginano cosa possa essere un carcinoma. Quando viaggiano insieme però hanno un significato terribile, racchiudono un mostro vigliacco che annuncia un male meschino che non ammette e non permette nulla.
Scusami Rita perché questo spazio che metti a disposizione nel tuo sito non lo utilizzerò per dire cose belle o per incoraggiare o per spronare che la vita va avanti; questo lo fai già tu in modo eccellente e tanti ti ringraziano per questo, me compreso.
Scusami perché sarò un tantino “crudo” e dirò cose tristi ma non ci vedo nulla di male. In fondo ciò che fai tu, questo sito, l’ANT stessa non esisterebbero nemmeno se la ragione che sta a monte di tutto non fosse una cosa tanto terribile.
Credo sia importante anche questa mia (chiamiamola) macchia nera all’interno del tuo sito di positiva speranza e di fattivo e costante impegno per sottolineare ancora una volta, con vigore, cosa significhi doversi misurare, fare la guerra al male che ci hanno insegnato a definire “cancro”.
Fare la guerra a questo brutto male. In che modo? Come ci difendiamo? Abbiamo dalla nostra solo la speranza. La speranza di non esserne coinvolti e la speranza nel progresso della scienza.
E la scienza? Come ci risponde? Ovviamente fa quello che può. Prova a darci conforto con le belle parole che sentiamo pronunciare in occasione di incontri e convegni, lancia messaggi (di speranza), ci abbaglia con sorrisi (quasi) rassicuranti di eminenti scienziati che però in fondo, il più delle volte, non sanno nemmeno loro come fronteggiare questo mostro, specie nei casi più gravi. Non è pessimismo, è la realtà, lo sanno loro e lo sai tu certamente meglio di me. Si corre dunque “agli armamenti” e si parla di prevenzione, di ricerca, di passi avanti, di donazioni, di nuove macchine e centri specializzati, si organizzano eventi per raccogliere fondi che alimenteranno altra ricerca, altra innovazione e via andare.
Tutte cose meravigliose, tutte cose importanti. Guai se non ci fossero queste cose meravigliose e importanti, ma …..
Quando io sento pronunciare la parola “carcinoma” (e sinceramente anche quando sento la parola peritoneo pur non necessariamente legata a “carcinoma”) un brivido scuote il mio corpo e la mia anima. Penso a lunghi e terribili giorni scanditi dalle gocce delle flebo, penso a interminabili notti piene di angoscia e di ansia, penso alla sofferenza e i miei occhi si riempiono di lacrime. Sono lacrime di dolore, di rabbia e di rimpianto. Il vero volto di ciò che quelle due parole racchiudono quando vengono pronunciate insieme l’una dopo l’altra, senza punteggiatura in mezzo, è il volto della sofferenza.
Sofferenza di chi è colpito dal male e di questa non voglio nemmeno parlare. Posso parlare invece e sento di doverlo fare, di un altro tipo di sofferenza.
Mi riferisco al lacerante e penetrante dolore di chi impotente, deve assistere al lento consumarsi, direi proprio allo scomparire giorno dopo giorno, di una persona cara. E’ una cosa che non si può descrivere a parole.
Penso a lei, ai suoi movimenti lenti e incerti, penso ai suoi capelli radi, penso al tono muscolare che ogni giorno l’abbandonava sempre più e penso ai suoi occhi. Avevano perso espressività, erano occhi vitrei, occhi di morte che spesso sembrava fissassero un punto indefinito davanti a lei, ma probabilmente non guardavano nulla e chissà cosa pensava la sua mente in quei momenti. Chissà se realmente riusciva a pensare e chissà se in quei pensieri c’ero ancora io. Il battito del suo cuore e il lento respirare erano ormai puri automatismi, gesti meccanici e nient’altro.
Cara Rita! Tu sei la figlia di due persone meravigliose e oggi hai una famiglia che è meravigliosa; una famiglia che tu hai costruito giorno dopo giorno con i mattoni del tuo amore così come ti è stato insegnato dai tuoi genitori. Per questo mi puoi capire se ti dico che sulla propria pelle ognuno di noi è capace di sopportare dolori inimmaginabili, ma un dolore dal quale mai vorremmo essere colpiti è dover assistere alla sofferenza senza scampo di un proprio caro. Lo sai perché l’hai passato anche tu. Questa credo sia la cosa più brutta che possa capitare a una persona. Io porterò con me, dentro di me, immagini della mamma che solo a pensarle mi si gela il sangue, avverto un dolore in tutto il mio essere come se fossi crivellato da un plotone di soldati.
Quando tutto finisce, quando la persona ci lascia, restano soltanto aride rughe disegnate dalla sofferenza come secche crepe di aridità nel letto di un corso d’acqua che non c’è più, laddove un tempo scorreva la vita. E’ forte il senso di frustrazione per non aver potuto fare nulla. Nulla per alleviare la sofferenza a lei che ha sempre saputo alleviare le nostre, che si è sempre prodigata in mille modi, che ha dedicato e sacrificato la propria vita affinché la nostra fosse migliore e non parlo di ostentazione a ricchezze e beni materiali ma di una onesta, tenace e dignitosa lotta giornaliera in nome dell’Amore.
Pochi giorni prima di morire mi ha chiesto di te. Ha parlato con te per telefono. In quel momento la sua mente si è riempita di gioia perché ha ripercorso in pochi minuti quegli anni felici di quando andavamo a scuola. Ti ha rivisto bambina, con lo scarpone che in inverno ti copriva quasi tutto il viso, ha rivisto il tuo grembiulino bianco ed il mio nero delle elementari. Erano le ultime parole e poche ore dopo non sarebbe stata più in grado di parlare.
Carcinoma peritoneo significa (a volte) pochi mesi di vita. Pochi mesi (vissuti nella sofferenza) per abbandonare questo meraviglioso palcoscenico della vita.
Ciao Rita, grazie per quello che fai. Ogni gesto in favore della causa che hai sposato è come la goccia che cade da una flebo per portare nutrimento e speranza a tante persone. Bisogna lavorare affinché quella goccia possa contenere minuscole armi sempre più potenti, sempre più letali per quel male che sembra invulnerabile.
Un bacio affettuoso.
Massimo